ALS Baby

Oltre all’addestramento a scenari, il manichino Laerdal ALS Baby offre un realismo eccezionale per l’addestramento individuale alle tecniche avanzate di rianimazione, tra cui il controllo delle vie aeree, la RCP per soccorritori professionisti, l’accesso vascolare e il monitoraggio ECG a 4 derivazioni.

Il Centro ha a disposizione 6 simulatori ALS.

La simulazione praticata con l’ausilio degli ALS permette di ottenere molti vantaggi:

  • Addestramento efficace – con esercitazioni RCP di base e avanzate
  • Uso multifunzionale – facilita l’addestramento alle molteplici tecniche necessarie per l’ACLS neonatale
  • Costo conveniente – durevole e sicuro per un uso a lungo termine e a basso costo
  • Anatomia fedele che consente un addestramento realistico alla rianimazione neonatale
  • Trainer specifico portatile per ACLS neonatale per l’addestramento in ogni ambiente

Caratteristiche del simulatore

  • Anatomia realistica delle vie aeree con lingua, orofaringe, epiglottide, laringe, corde vocali e trachea
  • Ventilazione mediante pallone rianimatore con maschera, intubazione orale e nasale e inserimento della LMA (maschera laringea)
  • RCP
  • Monitoraggio ECG a 3 e 4 connettori
  • Disponibile con Simulatore di Ritmi Cardiaci HeartSim 200
  • Inserimento d’ago intraosseo con aspirazione di midollo osseo simulato
  • Manovra di Sellick


Protocolli di emergenza

Pietro Marchese


La simulazione è una palestra dove il medico deve apprendere la gestione di un paziente critico. Ogni qualvolta ci si trova di fronte ad una emergenza o una urgenza la cosa fondamentale, oltre a riconoscere il problema del paziente, è avere bene a mente come gestirlo.
Nel nostro centro abbiamo realizzato delle flow-chart a scopo esclusivamente di training, per cercare di trattenere in un’unica pagina tutto quello che la letteratura contiene in centinaia di fogli. Le nostre flow chart sono di fondamentale importanza per l’apprendimento di quello che è il percorso terapeutico del nostro piccolo paziente. Sfruttando la loro compattezza forniscono “il colpo d’occhio” per potere essere memorizzate e consultate rapidamente, essendo inoltre sempre aggiornate. Non essendo validate da un comitato sanitario non sono utilizzate come fondamento nella pratica clinica, ciononostante sono frequentemente consultate nella pratica.


La sessualità in allattamento: quando gli ormoni remano contro

Di Alfonsa Sabatino, Giovani Genitori


Dopo il parto solitamente si parla di allattamento, sonno interrotto, vaccini, svezzamento e scelta dei pannolini, sempre in bilico fra l’ecosostenibilità dei lavabili e la comodità degli usa-e-getta. Ma di sesso quando si parla? Mai, quasi mai o molto poco. Eppure nei gruppi di mamme è il primo argomento del “dietro le quinte”. Un tema molto sentito dalle carissime puerpere.

 

“Mai più avrei pensato che”. La parola alle mamme

“Mai più avrei pensato di arrivare a provare così poca attrazione verso il mio compagno – ammette una neomamma appena trentenne – e dire che è sempre stato un aspetto molto piacevole della nostra relazione. Mi sembra di avere la testa concentrata su altro, mi sento fisicamente, emotivamente e col pensiero tutta verso il mio bimbo”.

Le altre mamme annuiscono, solidali o almeno comprensive. “Dopo il parto la percezione del mio corpo è molto cambiata – interviene un’altra ragazza con la bimba in fascia -. Ora, con l’allattamento è come se il seno fosse concepito solo per nutrire. Come se fosse di proprietà della piccola, mentre lì sotto… non so. Dal momento del parto mi sento più inibita, come se fossi chiusa. Non riesco a vivere benissimo la fisicità di mio marito”.

A volte il problema è il sovraccarico. “Per me è proprio una questione di rimpossessarmi del mio corpo – dice una neomamma -. Ho una bimba di 3 anni e due gemelle di un anno, ne ho praticamente una sempre attaccata, che sia al seno, alla gamba, al collo. In quei pochi momenti in cui sono sola, desidero fortemente restare sola e non che sia un’altra persona, un adulto questa volta, a godere del mio corpo! A parte ovviamente la stanchezza, per cui nei pochi momenti liberi non desidero altro che dormire, farmi una doccia o leggere un libro”.

“Lasciamo stare. – conclude la mamma di tre maschietti — Mi diverto di più a sferruzzare davanti a un bel film!”. Insomma, il tema è caldo. Una volta aperto il vaso di Pandora, si andrebbe avanti a parlarne per ore.

 

La consapevolezza del papà

Al papà, che è anche compagno, marito e amante, le neomamme chiedono solo un po’ di pazienza, tanta comprensione e molte coccole. Soprattutto coccole, di quelle tenere e senza secondi fini! E poca insistenza.

Solitamente gli uomini sono meno stanchi (non allattano e la notte dormono più della neomamma, quasi sempre). Soprattutto sono meno “sballati di ormoni”. Sono però i primi ad accusare la scarsa intimità e questo influisce sul loro umore, al punto da sentirsi esclusi o estromessi dalla diade mamma-bambino.

Pochi sono i casi in cui è il padre a presentare ansia e scarso desiderio sessuale. Conviene parlarne con serenità, chiarendo che è solo un periodo della vita e che le cause dell’allontanamento sono soprattutto biologiche e non emotive.

I papà sono abbastanza consapevoli del fatto che è solo questione di tempo. O perlomeno lo sperano.

 

La sessualità nel post parto: è una questione di corpo o di testa?

“Il post parto è sicuramente un momento molto delicato per le coppie, sia per l’intimità che per la sessualità – spiega Alessandra Mattiola, counsellor e consulente sessuale. Per le donne sicuramente è anche una questione di corpo, infatti gli estrogeni sono al minimo e peggiorano l’umore, mentre aumenta la prolattina che inibisce il desiderio sessuale. Quindi più l’umore è basso, più la neomamma si sente stanca, più scompare facilmente il desiderio. Ma è anche una questione di testa perché quando nasce un bambino la coppia è molto impegnata nel compito di cura e concentra tutta l’attenzione sul nuovo arrivato, rendendo più difficile l’intesa e le certezze acquisite. Nella donna si aggiunge il timore di non essere più come prima e di aver subito delle modifiche nel proprio schema corporeo interno; la percezione della propria scarsa seduttività ed eroticità la fa sentire inadeguata, aumentando la scarsa fiducia in sé”.

 

Quanto è importante la sessualità nella coppia? E quanto lo è in questa fase di (ri)costruzione della famiglia?

“La sessualità è un aspetto fondamentale della vita di ciascuno di noi – continua la dottoressa Mattiola – in qualunque momento della vita. Indubbiamente l’evento nascita, cambiando permanentemente la vita dei neogenitori in tutti i suoi aspetti, riverbera sulla sessualità. La transizione da donna a madre e da uomo a padre è un periodo che determina modificazioni delle dinamiche familiari e aggiustamenti sociali. La rinegoziazione dei ruoli e delle emozioni prodotte dalla transizione possono generare stress e mettere alla prova la relazione con il/la partner. Lo stress può generare diversi problemi, tra cui una ridotta espressione dell’intimità”.

 

“Mi dispiace per lui”, si sente sospirare tra le mamme. Ma allora meglio sforzarsi o assecondare le proprie non-voglie?

“La sessualità per molte coppie è associata ad un mantenimento di un buon rapporto espresso nelle piccole cose: adempiere agli obblighi stabiliti e collaborare nelle faccende di casa, per esempio, crea un clima positivo e rende il rapporto di coppia più gratificante. Questo – continua Mattiola – senza dimenticare di nutrire il proprio rapporto con la comunicazione e l’ascolto reciproco. In molte coppie infatti emerge una stretta connessione tra comunicazione e sessualità, mettendo la comunicazione al primo posto come elemento fondamentale per gettare le basi di un rapporto sano. Il dialogo serve come strumento di comprensione e per sostenere la relazione, che mutata, ha bisogno di essere ridiscussa e rinegoziata”. Nessun senso di colpa, ovviamente, e nessuna insistenza o violenza, ma magari un po’ di sforzo per cercare di ritagliare del tempo a due, che sia di qualità, qualunque sia la natura.

 

Quando ci si trova davvero davanti a un problema?

“Il tempo che intercorre tra il parto e il ritorno all’attività sessuale è in media di 6-8 settimane. Si può verificare -continua la consulente sessuale- quella che viene definita “comorbilità”, ovvero la presenza di più sintomi in contemporanea come lo scarso desiderio, la secchezza vaginale (dovuta al calo degli estrogeni), la difficoltà di eccitazione e il dolore alla penetrazione. La cosa importante per la coppia in questa fase di “nido pieno” è di non cristallizzarsi. Col passare dei mesi, infatti l’attenzione dovrebbe essere riportata anche allo “svolgimento dei compiti di coppia”, riprendendo l’intimità e la gioia della sessualità per mantenere un solido legame, sia emotivo che fisico, della coppia, anche dopo l’arrivo di un nuovo membro in famiglia. Nei casi in cui questo non avvenga è importante chiedere aiuto”.

L’ultima parola però la prende la mamma di due bimbi, il più piccolo di quasi due anni: “Ragazze, ve lo devo dire: quando si smette di allattare torna tutto come prima, anzi meglio! Torna la dimensione e la voglia di coppia, torna il desiderio e il piacere, credetemi!”.
E lieto fine fu.


Trainer virtuale per intubazione neonatale

I trainer virtuali per l’intubazione neonatale sono una serie di software sviluppati dal Centro NINA basati sulle ultime tecnologie riguardanti la realtà virtuale e aumentata.

Tramite questi programmi virtuali è possibile effettuare un training immersivo e simulato, in un modo totalmente innovativo; le applicazioni virtuali consentono al soggetto di acquisire conoscenza pratica collegando le azioni effettuate durante le procedure invasive ad un feedback visivo avanzato visualizzabile da diversi punti di vista: sia da parte di chi effettua le manovre su monitor ad alta definizione sia tramite dispositivi portatili da parte dell’utente esperto che guida e segue il non esperto.

Visualizzazione in real time

Uno dei principali vantaggi derivante dall’uso dei software sviluppati è la possibilità di vedere in tempo reale i dati in arrivo dai sensori posti sugli strumenti utilizzati per effettuare l’intubamento; in questo modo l’approccio dell’utilizzatore è di tipo diretto, ovvero egli stesso riesce direttamente a vedere i propri errori e ad autocorreggersi. In questo modo è garantito un livello di apprendimento più alto e più immediato.

Realtà aumentata e training medico

Con l’utilizzo inoltre di device per la realtà aumentata è possibile sfruttare la presenza delle informazioni virtuali direttamente nel contesto di training pratico, aumentando così il coinvolgimento e la competenza del medico che lo utilizza. La possibilità di avere nello stesso contesto percettivo informazioni di natura differente (reale o virtuale) e in formati non omogenei (testi, immagini, feedback visivi, video) offre un nuovo concetto di acquisizione dell’esperienza dal training.


Abilità di counseling in sanità

«Cara Alberta, come stai? Ti scrivo per chiederti se ti senti di scrivere un piccolo contributo per il sito di Nina, il centro di Pisa. Mi piacerebbe far narrare i professionisti counselor o professionisti che hanno acquisito abilità di counseling. Hai voglia di aiutarmi? Grazie!»

«Perché no? Qual è l’argomento o il titolo della composizione?»

«L’argomento sei tu! Tu come professionista della salute e il perché il counseling è uno strumento utile nella tua professione.»

La pagina bianca si riempie di pensieri e di immagini. Sono una infermiera da 30 anni. Ho acquisito competenze differenti, con percorsi specifici e ho acquisito anche delle abilità di counseling.

L’importanza dell’ascolto in una relazione di counseling sanitario significa ascoltare e prendersi cura della persona sia per i suoi bisogni fisici che per quelli relazionali: con la sua famiglia, con i cambiamenti di vita dovuti alla malattia, con i ruoli che vacillano perché la stessa malattia scombussola equilibri e relazioni.

Il mio percorso formativo è stato affascinante fino ad oggi; avere acquisito ancora competenze di counseling è stato un tempo di svolta, perché mi ha reso maggiormente consapevole dell’ascolto dell’altro. L’infermiere ha nel suo profilo questo obbligo professionale. In special  modo il Codice Deontologico dell’Infermiere, all’articolo 20, cita: “L’infermiere ascolta, informa, coinvolge l’assistito e valuta con lui i bisogni assistenziali, anche al fine di esplicitare il livello di assistenza garantito e facilitarlo nell’esprimere le proprie scelte”.

Sono fiera di essere una infermiera. Ma quello di cui vorrei parlare con questa opportunità di scrittura è un aspetto particolare che ho acquisito, che mi ha dato uno sguardo diverso nei confronti degli altri professionisti della salute: sì, tutti abbiamo necessità di essere ascoltati e di farci ascoltare.  Per non diventare assuefatti alla sofferenza, alla burocrazia e all’appiattimento. Ci sono momenti in cui è necessario fermarsi e ascoltare anche se stessi. Prima c’è il paziente, la persona che abbiamo in carico, di cui ci si prende cura. Ma non basta: bisogna che il professionista si ascolti e ascolti gli altri membri dell’équipe. La nostra professione è vincolata a stretto giro con altri professionisti: specialisti di differenti malattie, tecnici, consulenti, fisioterapisti, logopedisti, dietisti, studenti universitari e vorrei aggiungerne altri e elencare tutte le figure ma ruberei spazio al sentimento, a quello che vorrei trasmettere con queste mie parole. Il lavoro in équipe è un lavoro duro: significa mettersi e mettere in discussione, accettare le differenze, posizionarsi sempre nel modo che giovi all’équipe e non solo a se stessi come professionisti. Al centro c’è il paziente, in un continuo ricercare un equilibrio per le sue condizioni di salute, che cambiano, migliorano, peggiorano, non sono mai le stesse.

Tutti i professionisti coinvolti, insieme, cooperano e navigano su una stessa magnifica barca che affronta tempeste imprevedibili, dove l’esperienza e la pratica, ma anche le conoscenze scientifiche e le relazioni rispettose giocano un ruolo fondamentale per arrivare, insieme alla persona che è al centro dei nostri piani clinico assistenziali, in un “porto sicuro”.


Alberta Fraternali. Infermiera coordinatrice, con competenze di counseling sistemico. Direzione delle Professioni Sanitarie.


Train the Trainer 2018

7–9 maggio

15–17 ottobre

Il corso per formatori in simulazione, coerente con il percorso del GdS di Rischio Clinico e Simulazione ad Alta Fedeltà della SIN, ha l’obiettivo di migliorare l’efficacia della formazione in Simulazione da erogare a professionisti che lavorano nel settore maternoinfantile. Il corso prevede due moduli di due giorni e mezzo l’uno intervallati da un periodo di circa due mesi. Le lezioni frontali saranno sostituite da “pezzi” interattivi accompagnati sistematicamente da meta-analisi. I docenti smessa la giacca di istruttori, indosseranno quella di Facilitatori. Inviteranno i discenti a smettere la giacca di Istruiti e, in un gioco delle parti a mettere quella di facilitatori. Il Gioco, con uno sviluppo originale della Fun Theory, sarà l’asse portante di tutto il percorso con imperante la cifra dell’umorismo. Saranno formati quattro tavoli di lavoro Il tavolo sarà l’unità riconosciuta. La “mente” percepita sarà quella collettiva di questa unità. Il lavoro viene sempre svolto all’interno dei gruppi, che saranno solidali e ben individuabili dall’inizio alla fine del “percorso”. Il tavolo nei due mesi, tra un modulo e l’altro, dovrà costruire scenari originali da utilizzare nel secondo modulo. In una sorta di gioco dei ruoli ognuno dei partecipanti interpreterà le diverse figure dal direttore del corso, al facilitatore, all’attore, al debriefer, al co-debriefer e parteciperà come esecutore alle Simulazioni proposte. Tutti i partecipanti, Istruttori e Istruiti, resteranno insieme complessivamente per cinque giorni, in una full immersion, dove anche i pranzi e le cene e i percorsi esterni all’aula sono facenti parte del programma. Tutto è propedeutico e funzionale. Il rapporto Istruttore/Istruito sarà di circa di 1:3. È previsto un test finale scritto di uscita e l’esecuzione di una prova pratica alla fine dei due moduli. A fine verrà rilasciato un diploma di Formatore in Simulazione certificato SIN. L’ottenimento del diploma sarà subordinato alla partecipazione ad entrambe le parti del corso, al superamento della prova pratica e scritta. A tutti i partecipanti verranno fornite indicazioni bibliografiche e al termine del corso verrà rilasciato materiale inerente alle simulazioni effettuate.

Responsabile Scientifico

Armando Cuttano, Pisa


Relatori

Armando Cuttano
Emilio Sigali
Ciantelli Massimiliano
Alessandra Mattiola
Boldrini Antonio


Ciak, si gira!

Domenica 11 febbraio presso Il Centro NINA, diretto dal dott. Armando Cuttano, sono iniziate le riprese del nuovo lavoro della NotWorkingFilms, società di produzione cinematografica indipendente di Milano, che ha girato il primo ciak proprio in una delle sale parto dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa, dove medici, infermieri e OSS si formano, grazie all’uso dei simulatori, in esperienze di training avanzato.

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Corso: La gestione delle vie infusionali

La corretta gestione delle vie infusionali deve rappresentare una dei principali obiettivi all’interno di una terapia intensiva, specie neonatale (TIN). I pazienti degenti nelle TIN sono per lo più pazienti pretermine, immunodepressi e in condizioni critiche con un rischio infettivo estremamente alto. Le sepsi ancora oggi rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità tra i pazienti degenti nelle TIN e gli accessi vascolari rappresentano la principale porta di ingresso di germi patogeni. La corretta gestione dell’inserimento dei cateteri venosi centrali (PICC, CVO) e delle linee infusionali rappresentano l’obiettivo del corso. Lo scopo è quello di standardizzare le procedure di inserimento degli accessi vascolari e di cambio delle linee infusionali, mediante anche sessioni pratiche, alla luce delle più recenti linee guida internazionali.


Corso: La gestione delle prime vie aeree

La gestione delle prime vie aeree è una tappa fondamentale per la rianimazione e la stabilizzazione neonatale. La pervietà delle vie aeree consente di ventilare e ossigenare il neonato adeguatamente. Il corso mira a fornire nozioni teoriche su tutte le apparecchiature di vecchia e nuova generazione che abbiamo a disposizione. I tavoli pratici consentiranno di esercitarsi con i vari presidi a disposizione: ventilazione con maschera, utilizzo delle cannule di guedel, vari tipi di maschere laringee e tubi tracheali. Saranno inoltre utilizzati differenti presidi per l’intubazione tracheale: dal laringoscopio classico al glidescope al video-laringoscopio, analizzando pro e contro di ogni dispositivo.


Corso: L'utilizzo di [iNO] nella ventilazione in terapia intensiva

La terapia inalatoria con ossido nitrico o monossido di azoto [iNO] rappresenta una delle terapie che abbiamo a disposizione per il trattamento dell’ipertensione polmonare. È stato dimostrato come una corretta gestione delle terapie a disposizione (surfattante, ventilazione meccanica ad altra frequenza, ossido nitrico) consentano un minor ricorso all’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation). Essendo una patologia relativamente rara il tempo che intercorre tra un utilizzo e l’altro del macchinario che eroga l’ossido nitrico può essere anche molto lungo. Occorre pertanto un continuo allenamento per non farsi cogliere impreparati nel momento di necessità. Il corso fornisce nozioni teoriche sull’ipertensione polmonare e sulla corretta gestione. Vengono inoltre allestite sessioni pratiche di simulazione di montaggio dei ventilatori e dell’apparecchio per l’ossido nitrico.