La sessualità in allattamento: quando gli ormoni remano contro
Di Alfonsa Sabatino, Giovani Genitori
Dopo il parto solitamente si parla di allattamento, sonno interrotto, vaccini, svezzamento e scelta dei pannolini, sempre in bilico fra l’ecosostenibilità dei lavabili e la comodità degli usa-e-getta. Ma di sesso quando si parla? Mai, quasi mai o molto poco. Eppure nei gruppi di mamme è il primo argomento del “dietro le quinte”. Un tema molto sentito dalle carissime puerpere.
“Mai più avrei pensato che”. La parola alle mamme
“Mai più avrei pensato di arrivare a provare così poca attrazione verso il mio compagno – ammette una neomamma appena trentenne – e dire che è sempre stato un aspetto molto piacevole della nostra relazione. Mi sembra di avere la testa concentrata su altro, mi sento fisicamente, emotivamente e col pensiero tutta verso il mio bimbo”.
Le altre mamme annuiscono, solidali o almeno comprensive. “Dopo il parto la percezione del mio corpo è molto cambiata – interviene un’altra ragazza con la bimba in fascia -. Ora, con l’allattamento è come se il seno fosse concepito solo per nutrire. Come se fosse di proprietà della piccola, mentre lì sotto… non so. Dal momento del parto mi sento più inibita, come se fossi chiusa. Non riesco a vivere benissimo la fisicità di mio marito”.
A volte il problema è il sovraccarico. “Per me è proprio una questione di rimpossessarmi del mio corpo – dice una neomamma -. Ho una bimba di 3 anni e due gemelle di un anno, ne ho praticamente una sempre attaccata, che sia al seno, alla gamba, al collo. In quei pochi momenti in cui sono sola, desidero fortemente restare sola e non che sia un’altra persona, un adulto questa volta, a godere del mio corpo! A parte ovviamente la stanchezza, per cui nei pochi momenti liberi non desidero altro che dormire, farmi una doccia o leggere un libro”.
“Lasciamo stare. – conclude la mamma di tre maschietti — Mi diverto di più a sferruzzare davanti a un bel film!”. Insomma, il tema è caldo. Una volta aperto il vaso di Pandora, si andrebbe avanti a parlarne per ore.
La consapevolezza del papà
Al papà, che è anche compagno, marito e amante, le neomamme chiedono solo un po’ di pazienza, tanta comprensione e molte coccole. Soprattutto coccole, di quelle tenere e senza secondi fini! E poca insistenza.
Solitamente gli uomini sono meno stanchi (non allattano e la notte dormono più della neomamma, quasi sempre). Soprattutto sono meno “sballati di ormoni”. Sono però i primi ad accusare la scarsa intimità e questo influisce sul loro umore, al punto da sentirsi esclusi o estromessi dalla diade mamma-bambino.
Pochi sono i casi in cui è il padre a presentare ansia e scarso desiderio sessuale. Conviene parlarne con serenità, chiarendo che è solo un periodo della vita e che le cause dell’allontanamento sono soprattutto biologiche e non emotive.
I papà sono abbastanza consapevoli del fatto che è solo questione di tempo. O perlomeno lo sperano.
La sessualità nel post parto: è una questione di corpo o di testa?
“Il post parto è sicuramente un momento molto delicato per le coppie, sia per l’intimità che per la sessualità – spiega Alessandra Mattiola, counsellor e consulente sessuale. Per le donne sicuramente è anche una questione di corpo, infatti gli estrogeni sono al minimo e peggiorano l’umore, mentre aumenta la prolattina che inibisce il desiderio sessuale. Quindi più l’umore è basso, più la neomamma si sente stanca, più scompare facilmente il desiderio. Ma è anche una questione di testa perché quando nasce un bambino la coppia è molto impegnata nel compito di cura e concentra tutta l’attenzione sul nuovo arrivato, rendendo più difficile l’intesa e le certezze acquisite. Nella donna si aggiunge il timore di non essere più come prima e di aver subito delle modifiche nel proprio schema corporeo interno; la percezione della propria scarsa seduttività ed eroticità la fa sentire inadeguata, aumentando la scarsa fiducia in sé”.
Quanto è importante la sessualità nella coppia? E quanto lo è in questa fase di (ri)costruzione della famiglia?
“La sessualità è un aspetto fondamentale della vita di ciascuno di noi – continua la dottoressa Mattiola – in qualunque momento della vita. Indubbiamente l’evento nascita, cambiando permanentemente la vita dei neogenitori in tutti i suoi aspetti, riverbera sulla sessualità. La transizione da donna a madre e da uomo a padre è un periodo che determina modificazioni delle dinamiche familiari e aggiustamenti sociali. La rinegoziazione dei ruoli e delle emozioni prodotte dalla transizione possono generare stress e mettere alla prova la relazione con il/la partner. Lo stress può generare diversi problemi, tra cui una ridotta espressione dell’intimità”.
“Mi dispiace per lui”, si sente sospirare tra le mamme. Ma allora meglio sforzarsi o assecondare le proprie non-voglie?
“La sessualità per molte coppie è associata ad un mantenimento di un buon rapporto espresso nelle piccole cose: adempiere agli obblighi stabiliti e collaborare nelle faccende di casa, per esempio, crea un clima positivo e rende il rapporto di coppia più gratificante. Questo – continua Mattiola – senza dimenticare di nutrire il proprio rapporto con la comunicazione e l’ascolto reciproco. In molte coppie infatti emerge una stretta connessione tra comunicazione e sessualità, mettendo la comunicazione al primo posto come elemento fondamentale per gettare le basi di un rapporto sano. Il dialogo serve come strumento di comprensione e per sostenere la relazione, che mutata, ha bisogno di essere ridiscussa e rinegoziata”. Nessun senso di colpa, ovviamente, e nessuna insistenza o violenza, ma magari un po’ di sforzo per cercare di ritagliare del tempo a due, che sia di qualità, qualunque sia la natura.
Quando ci si trova davvero davanti a un problema?
“Il tempo che intercorre tra il parto e il ritorno all’attività sessuale è in media di 6-8 settimane. Si può verificare -continua la consulente sessuale- quella che viene definita “comorbilità”, ovvero la presenza di più sintomi in contemporanea come lo scarso desiderio, la secchezza vaginale (dovuta al calo degli estrogeni), la difficoltà di eccitazione e il dolore alla penetrazione. La cosa importante per la coppia in questa fase di “nido pieno” è di non cristallizzarsi. Col passare dei mesi, infatti l’attenzione dovrebbe essere riportata anche allo “svolgimento dei compiti di coppia”, riprendendo l’intimità e la gioia della sessualità per mantenere un solido legame, sia emotivo che fisico, della coppia, anche dopo l’arrivo di un nuovo membro in famiglia. Nei casi in cui questo non avvenga è importante chiedere aiuto”.
L’ultima parola però la prende la mamma di due bimbi, il più piccolo di quasi due anni: “Ragazze, ve lo devo dire: quando si smette di allattare torna tutto come prima, anzi meglio! Torna la dimensione e la voglia di coppia, torna il desiderio e il piacere, credetemi!”.
E lieto fine fu.
Abilità di counseling in sanità
«Cara Alberta, come stai? Ti scrivo per chiederti se ti senti di scrivere un piccolo contributo per il sito di Nina, il centro di Pisa. Mi piacerebbe far narrare i professionisti counselor o professionisti che hanno acquisito abilità di counseling. Hai voglia di aiutarmi? Grazie!»
«Perché no? Qual è l’argomento o il titolo della composizione?»
«L’argomento sei tu! Tu come professionista della salute e il perché il counseling è uno strumento utile nella tua professione.»
La pagina bianca si riempie di pensieri e di immagini. Sono una infermiera da 30 anni. Ho acquisito competenze differenti, con percorsi specifici e ho acquisito anche delle abilità di counseling.
L’importanza dell’ascolto in una relazione di counseling sanitario significa ascoltare e prendersi cura della persona sia per i suoi bisogni fisici che per quelli relazionali: con la sua famiglia, con i cambiamenti di vita dovuti alla malattia, con i ruoli che vacillano perché la stessa malattia scombussola equilibri e relazioni.
Il mio percorso formativo è stato affascinante fino ad oggi; avere acquisito ancora competenze di counseling è stato un tempo di svolta, perché mi ha reso maggiormente consapevole dell’ascolto dell’altro. L’infermiere ha nel suo profilo questo obbligo professionale. In special modo il Codice Deontologico dell’Infermiere, all’articolo 20, cita: “L’infermiere ascolta, informa, coinvolge l’assistito e valuta con lui i bisogni assistenziali, anche al fine di esplicitare il livello di assistenza garantito e facilitarlo nell’esprimere le proprie scelte”.
Sono fiera di essere una infermiera. Ma quello di cui vorrei parlare con questa opportunità di scrittura è un aspetto particolare che ho acquisito, che mi ha dato uno sguardo diverso nei confronti degli altri professionisti della salute: sì, tutti abbiamo necessità di essere ascoltati e di farci ascoltare. Per non diventare assuefatti alla sofferenza, alla burocrazia e all’appiattimento. Ci sono momenti in cui è necessario fermarsi e ascoltare anche se stessi. Prima c’è il paziente, la persona che abbiamo in carico, di cui ci si prende cura. Ma non basta: bisogna che il professionista si ascolti e ascolti gli altri membri dell’équipe. La nostra professione è vincolata a stretto giro con altri professionisti: specialisti di differenti malattie, tecnici, consulenti, fisioterapisti, logopedisti, dietisti, studenti universitari e vorrei aggiungerne altri e elencare tutte le figure ma ruberei spazio al sentimento, a quello che vorrei trasmettere con queste mie parole. Il lavoro in équipe è un lavoro duro: significa mettersi e mettere in discussione, accettare le differenze, posizionarsi sempre nel modo che giovi all’équipe e non solo a se stessi come professionisti. Al centro c’è il paziente, in un continuo ricercare un equilibrio per le sue condizioni di salute, che cambiano, migliorano, peggiorano, non sono mai le stesse.
Tutti i professionisti coinvolti, insieme, cooperano e navigano su una stessa magnifica barca che affronta tempeste imprevedibili, dove l’esperienza e la pratica, ma anche le conoscenze scientifiche e le relazioni rispettose giocano un ruolo fondamentale per arrivare, insieme alla persona che è al centro dei nostri piani clinico assistenziali, in un “porto sicuro”.
Alberta Fraternali. Infermiera coordinatrice, con competenze di counseling sistemico. Direzione delle Professioni Sanitarie.
Train the Trainer 2018
7–9 maggio
15–17 ottobre
Il corso per formatori in simulazione, coerente con il percorso del GdS di Rischio Clinico e Simulazione ad Alta Fedeltà della SIN, ha l’obiettivo di migliorare l’efficacia della formazione in Simulazione da erogare a professionisti che lavorano nel settore maternoinfantile. Il corso prevede due moduli di due giorni e mezzo l’uno intervallati da un periodo di circa due mesi. Le lezioni frontali saranno sostituite da “pezzi” interattivi accompagnati sistematicamente da meta-analisi. I docenti smessa la giacca di istruttori, indosseranno quella di Facilitatori. Inviteranno i discenti a smettere la giacca di Istruiti e, in un gioco delle parti a mettere quella di facilitatori. Il Gioco, con uno sviluppo originale della Fun Theory, sarà l’asse portante di tutto il percorso con imperante la cifra dell’umorismo. Saranno formati quattro tavoli di lavoro Il tavolo sarà l’unità riconosciuta. La “mente” percepita sarà quella collettiva di questa unità. Il lavoro viene sempre svolto all’interno dei gruppi, che saranno solidali e ben individuabili dall’inizio alla fine del “percorso”. Il tavolo nei due mesi, tra un modulo e l’altro, dovrà costruire scenari originali da utilizzare nel secondo modulo. In una sorta di gioco dei ruoli ognuno dei partecipanti interpreterà le diverse figure dal direttore del corso, al facilitatore, all’attore, al debriefer, al co-debriefer e parteciperà come esecutore alle Simulazioni proposte. Tutti i partecipanti, Istruttori e Istruiti, resteranno insieme complessivamente per cinque giorni, in una full immersion, dove anche i pranzi e le cene e i percorsi esterni all’aula sono facenti parte del programma. Tutto è propedeutico e funzionale. Il rapporto Istruttore/Istruito sarà di circa di 1:3. È previsto un test finale scritto di uscita e l’esecuzione di una prova pratica alla fine dei due moduli. A fine verrà rilasciato un diploma di Formatore in Simulazione certificato SIN. L’ottenimento del diploma sarà subordinato alla partecipazione ad entrambe le parti del corso, al superamento della prova pratica e scritta. A tutti i partecipanti verranno fornite indicazioni bibliografiche e al termine del corso verrà rilasciato materiale inerente alle simulazioni effettuate.
Responsabile Scientifico
Armando Cuttano, Pisa
Relatori
Armando Cuttano
Emilio Sigali
Ciantelli Massimiliano
Alessandra Mattiola
Boldrini Antonio
Ciak, si gira!
Domenica 11 febbraio presso Il Centro NINA, diretto dal dott. Armando Cuttano, sono iniziate le riprese del nuovo lavoro della NotWorkingFilms, società di produzione cinematografica indipendente di Milano, che ha girato il primo ciak proprio in una delle sale parto dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa, dove medici, infermieri e OSS si formano, grazie all’uso dei simulatori, in esperienze di training avanzato.
Progetto Tunisia
Il mese di Febbraio 2018 ha visto nascere un nuovo progetto di cooperazione internazionale che ha coinvolto il Centro Nina. La professoressa Zahra Ben Said Marrakchi, presidente della Società di Neonatologia tunisina e direttore del reparto di Neonatologia dell’Hopital Charles-Nicolle di Tunisi (Faculté de Médecine de Tunis, University Tunis El Manar), ha chiesto la collaborazione del Centro Nina e della U.O. di Neonatologia di Pisa in vista dell’apertura, previsto per il 2019, del nuovo reparto di Neonatologia di 3° livello a Tunisi.
Progetto Kenya
Il Centro NINA, da anni impegnato sul territorio nazionale in temi di formazione e sicurezza in ambito neonatale, negli ultimi anni ha ampliato i propri orizzonti impegnandosi anche sul fronte internazionale.
Una conversazione con Nina
«Buongiorno Fabio!»
«Buongiorno a te Nina. Qualcuno mi ha detto che ti piacerebbe sapere qualcosa di più sul mio rapporto con il counseling, su cosa mi ha motivato come operatore sanitario a interessarmi di questa materia.»
«Si, mi interessa il counseling, ho già frequento una counsellor. Mi interessa capire in che modo possa aiutare un operatore sanitario a lavorare meglio, oppure a vivere meglio il proprio lavoro.»
«Beh, io sono un operatore sanitario, sono un tecnico di laboratorio.»
«Ma, scusami Fabio, i tecnici di laboratorio non utilizzano la relazione nel corso del loro lavoro, lavorano con le provette. Come c'entra la tua professione con il counseling?»
«Hai parzialmente ragione, Nina. Però devi considerare che io lavoro in un piccolo ospedale, e per tanti anni, oltre all'attività di tecnico, ho dovuto lavorare anche al centro prelievi, dove, come i miei colleghi e colleghe, mi occupavo anche di accoglienza e smistamento dei pazienti. So che in un grande ospedale come quello di Pisa questo non succede, ma da noi il lavoro era organizzato così. Ma, per dirla tutta, l'aspetto professionale è stato solo una parte di ciò che mi ha spinto a interessarmi di counseling. La spinta maggiore mi è arrivata da un evento di vita personale, peraltro normalissimo, che è stato la malattia di mio padre. Questo avvenimento mi ha collocato in una posizione insolita, quello del sanitario che diventa parente di pazienti, e che vive le ansie, le paure che finora ha visto negli altri, e che subisce le forme di comunicazione che di solito fa subire agli altri: linguaggio tecnico, comunicazioni criptiche, medici che evitano di dare risposte, svalutazione delle domande: quante volte, in risposta alle mie domande, mi è stato chiesto “Ma lei è un collega?”. No, non sono un medico, né un infermiere, ma qualcosa ne so di medicina, e comunque, sono il figlio, ho paura e ansia.»
«Quindi non è per motivi professionali che ti sei avvicinato al counseling?»
«Ti devo dire che quello che mi stava succedendo mi ha costretto a riflettere sui miei, di comportamenti, a guardarli sotto un'altra luce. Ho visto che quando io sono evasivo nelle risposte, mi esprimo con linguaggio tecnico, evito le domande le persone si possono sentire, come è successo a me, spaventate, arrabbiate, e reagire in modi imprevedibili. Mi sono reso conto che il paziente e la sua famiglia sono deboli, e si aspettano dai sanitari comprensione, empatia. D'altro canto so quanto sia dura per i sanitari, rispondere a tutti, non avere tempo ne energie a sufficienza, sentirsi in prima linea. Non riesco neppure ad immaginare quello che viene chiesto a te, Nina, in una neonatologia, dove il momento che dovrebbe essere di gioia dei genitori si trasforma in paura, dove le prognosi sono difficili, dove gli infermieri e i medici vedono cose che sono bruttissime, anche per loro.»
«È vero, Fabio, in neonatologia viene chiesto il miracolo, può sembrare che sia colpa tua se il miracolo non avviene. È difficilissimo.»
«Il counseling ti dà questa possibilità, ti fornisce alcuni mezzi per essere accogliente, di trovare la giusta posizione di fronte alle difficoltà altrui, e anche di fronte alle tue. In questo può essere immensamente utile.»
«Ti ringrazio Fabio, per il racconto della tua esperienza.»
«Sono io che ringrazio te, mi è piaciuto raccontarti qualcosa della mia esperienza di counsellor. Spero di poterci incontrarci di nuovo!»
Fabio Scaramelli, Counselor ad orientamento sistemico, Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico, ospedale S. Spirito Bra.
Meressina
Cos’è Meressina?
Il progetto MERESSINA (Mechatronic Respiratory System Simulator for Neonatal Applications), vincitore del grant “Sviluppo e ricerca sulle metodologie innovative nella formazione continua-anno 2011” (Grant n- Codice gara:4353869, Codice CIG: 4415895FD1) di AGENAS, Commissione Nazionale per la Formazione Continua del Ministero Italiano della Salute, ha avuto inizio il 19 Marzo 2012 per una durata totale di 18 mesi. Il progetto si è svolto grazie alla collaborazione tra:
- Centro NINA U.P. dell’unità operativa di neonatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP)
- Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna [SSSA]

Il progetto è derivato dalla necessità di realizzare un simulatore respiratorio neonatale innovativo e versatile, studiato per essere compatibile con i ventilatori meccanici comunemente usati nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale e potenzialmente utile nei corsi di training per medici ed infermieri.
Cos’è un ventilatore meccanico?
Un ventilatore meccanico o ventilatore polmonare, è uno strumento comunemente utilizzato in clinica per eseguire la ventilazione assistita (intubazione del neonato e conseguente collegamento al ventilatore polmonare che, di fatto, assiste o effettua la respirazione). La ventilazione assistita rappresenta uno degli strumenti più importanti di cui dispone il medico nel trattamento delle patologie associate al sistema respiratorio. Nelle procedure di intervento, in genere, i primi passi prevedono l’adozione di misure meno invasive ed estreme rispetto all’uso del ventilatore, ma nelle condizioni di gravità o urgenza rimane uno strumento di indiscussa utilità, nonostante le controversie associate ai danni che può indurre. Il ventilatore può essere impiegato sia per regolare lo scambio di gas, in modo da renderlo coerente con le necessità fisiologiche dell’individuo; sia per assistere o sostituire il fenomeno meccanico respiratorio, riducendo il lavoro necessario all’espansione polmonare e aumentando il volume corrente inspirato.
Il razionale scientifico del progetto si basa sul fatto che uno degli ambiti più critici in neonatologia è il trattamento di neonati con problemi respiratori (ad esempio con Sindrome da Distress Respiratorio-RDS), che è la principale causa di mortalità a tale età. La ventilazione meccanica è il principale intervento terapeutico per queste situazioni, ma il risultato della metodologia è affetto da rischi di complicazioni ed effetti collaterali inaspettati, come ad esempio la Displasia Broncopolmonare (BDP).
Quali sono i rischi nell’utilizzare la ventilazione assistita?
La VILI, rappresenta un danno indotto al sistema polmonare, causato dall’uso improprio del ventilatore, eventualità che si intende ridurre con un’appropriata educazione del medico. Data la complessità dell’ambito, un programma specifico di formazione continua (Continuing Medical Education-CME) è necessario per allenare infermieri e neonatologi al fine di garantire adeguata esperienza pratica; la simulazione ad alta fedeltà è in questo ambiente la strategia più indicata per raggiungere lo scopo; si consideri inoltre che gli attuali sistemi per il training alla ventilazione meccanica risultano inadeguati per la rappresentazione di scenari clinici realistici.
Come funziona MERESSINA?
Al fine di ottenere una rappresentazione ad alta fedeltà delle caratteristiche fisiologiche polmonari e dei profili respiratori dei neonati il prototipo realizzato è basato su un modello multi-compartimentale (Fig.1): in analogia con la distribuzione dei lobi polmonari il simulatore presenta due e tre compartimenti che riproducono rispettivamente i lobi del polmone destro e sinistro. Ciascun compartimento è caratterizzato da una propria compliance pilotabile e l’ albero respiratorio destro e sinistro sono soggetti a livelli di resistenza variabili in modo indipendente. Grazie a tale design il sistema consente di simulare l’assenza di uniformità relativamente alle condizioni polmonari, così come di evidenziare condizioni di barotrauma localizzato o di ostruzione delle vie aeree.

Il prototipo meccatronico finale (Fig.2) è dunque capace di:
- simulare un ampio range di condizioni polmonari fisio-patologiche;
- simulare cicli respiratori del neonato sia autonomi che meccanicamente assistiti;
- monitorare on line parametri quali pressione, volume e flusso.

I diversi task possono essere scelti dall’operatore attraverso un’interfaccia grafica user-friendly dotata di 5 diverse schede che raccolgono i parametri di controllo e gli indicatori grafici, numerici e le spie luminose di allarme (Fig.3).

Durante la sessione di training l’operatore può:
- settare compliance, capacità funzionale residua e volume tidalico per ciascun lobo, nonché tempo di inspirazione e frequenza respiratoria generali in caso di respiro spontaneo;
- definire condizioni di apnea temporanea e nel caso di bambini curarizzati;
- valutare la resistenza totale offerta al flusso, sulla base del settaggio manuale di due valvole meccaniche ed individuare possibili condizioni di ostruzione;
- monitorare andamenti di pressione, volume e flusso sia a livello di ciascun lobo che quelli rilasciati dal ventilatore; questo consente inoltre all’operatore di fare un controllo in tempo reale del funzionamento del ventilatore.
Inoltre il software consente di giudicare la qualità della ventilazione nei casi di bambini pretermine con RDS e bambini asfittici a termine: se i valori dei tipici parametri di ventilazione sono all’interno dei range di normalità forniti dagli esperti, una spia verde comparirà sull’interfaccia per ogni valore; nel caso opposto la spia sarà rossa e sarà accompagnata da una nota di allarme che indica se il parametro è superiore o inferiore rispetto al range ideale e fornisce considerazioni sulle conseguenze derivanti da tali scelte errate di ventilazione.
Meressina 2.0
La validazione del prototipo di Meressina, affrontata nella fase finale del progetto di ricerca precedente, aveva evidenziato alcuni limiti del nostro lavoro. Grazie a questo finanziamento dell’Università di Pisa, quindi, abbiamo potuto approfondire la ricerca relativa ai materiali: le siringhe di plastica, impiegate nel prototipo iniziale, sono state sostituite con siringhe di vetro tagliate ad hoc; abbiamo ottimizzato l’impiego di colle e siliconi; abbiamo infine ottimizzato l’assemblaggio dei motori, ancorandoli più saldamente all’asse… accorgimenti tecnici che hanno reso il nostro simulatore molto più efficiente!
Progetto MERESSINA 2.0, finanziato da Università di Pisa (Uvar – Dipint), bando “Clinical Research and Innovation” – anno 2015/2016
Cosa pensano i dottori di MERESSINA?
Sessioni di training condotte con un gruppo di specializzandi in Anestesiologia hanno mostrato risultati incoraggianti sulla praticità e l’utilità del simulatore.
In particolare gli studenti hanno giudicato il sistema come uno strumento prezioso per un primo approccio alla ventilazione meccanica e al settaggio dei parametri necessari; inoltre il simulatore ha effettivamente consentito loro di capire, senza alcun rischio, l’interazione bidirezionale che si instaura tra il ventilatore ed un sistema che respira in modo attivo.
Pubblicazioni
Disseminazione dei risultati in eventi nazionali e internazionali e su riviste scientifiche specializzate [SSSA, AOUP]
Articoli su rivista
- R.T. Scaramuzzo, A. Cuttano, M. Gentile, M. Ciantelli, E. Sigali, I. Baldoli, L. Bellanti, S. Tognarelli, F. Cecchi, S. Mazzoleni, A. Menciassi, C. Laschi, P. Dario, A. Boldrini, P. Ghirri. La ricerca neonatologica in Toscana e Lombardia: quali contributi e con quali risorse? La pediatria medica e chirurgica – Medical and surgical pediatrics, 2013; 35(2):67
- R.T. Scaramuzzo, M. Ciantelli, I. Baldoli, L. Bellanti, M. Gentile, S. Tognarelli, E. Sigali, F. Cecchi, S. Mazzoleni, A. P. Ghirri, A. Menciassi, A. Cuttano, A. Boldrini, C. Laschi, P. Dario. MEchatronic REspiratory System SImulator for Neonatal Applications (MERESSINA) project: a novel bioengineering goal – Medical Devices: Evidence and Research, 2013; 6:115-21
- I Baldoli, S Tognarelli, F Cecchi, RT Scaramuzzo, M Ciantelli, M Gentile, A Cuttano, C. Laschi, A. Menciassi, A. Boldrini, P. Dario. An active one-lobe pulmonary simulator with compliance control for medical training in neonatal mechanical ventilation. Journal of Clinical Monitoring and Computing [IN STAMPA]
- I Baldoli, S Tognarelli, RT Scaramuzzo, M Ciantelli, F Cecchi, M Gentile, E Sigali, P Ghirri, A Boldrini, P Frumento, A Menciassi, C Laschi, P Dario, A Cuttano, Comparative performances analysis of Intensive Care Units (ICUs) neonatal ventilators [SOTTOMESSO PER LA PUBBLICAZIONE]
- A Cuttano, I Baldoli, RT Scaramuzzo, S Tognarelli, M Ciantelli, F Cecchi, M Gentile, A Menciassi, E Sigali, C Laschi, P Ghirri, S Mazzoleni, A Boldrini, P Dario. A novel simulator for mechanical ventilation in newborns: MERESSINA [SOTTOMESSO PER LA PUBBLICAZIONE]
Contributi ai Congressi
- R.T. Scaramuzzo, A. Cuttano, M. Gentile, M. Ciantelli, E. Sigali, I. Baldoli, L. Bellanti, S. Tognarelli, F. Cecchi, S. Mazzoleni, A. Menciassi, C. Laschi, P. Dario, A. Boldrini, P. Ghirri – La ricerca neonatologica in Toscana e Lombardia: quali contributi e con quali risorse? – 26° Congresso della Società Italiana di Neonatologia sezione Lombardia/2° Congresso congiunto con SIN Toscana, Bergamo 25-26 gennaio 2013 [RELAZIONE]
- S. Tognarelli, L. Deri, F. Cecchi, R. Scaramuzzo, A. Cuttano, C. Laschi, A. Menciassi, P. Dario. Analysis of a Dielectric EAP as Smart Component for a Neonatal Respiratory Simulator. The 35th Annual International Conference of the IEEE Engineering in Medicine and Biology Society (EMBC’13), Osaka, Japan, 3-7 luglio 2013 [POSTER]
- Cuttano A, Scaramuzzo RT, Gentile M, Ciantelli M, Sigali E, Cecchi F, Menciassi A, Laschi C, Dario P, Boldrini A, Baldoli I, Tognarelli S. La simulazione ad alta fedeltà in neonatologia e la pratica dell’intubazione oro-tracheale: proposta di un nuovo device. XIX Congresso Nazionale SIN (Società Italiana di Neonatologia) – Firenze, 28-30 ottobre 2013 [POSTER]
- Gentile M, Scaramuzzo RT, Ciantelli M, Bernardini M, Chesi F, Moscuzza F, Riparbelli C, Sigali E, Vuerich M, Cuttano A, Boldrini A. Uno strumento di verifica per i corsi di formazione con simulazione ad alta fedeltà: il “ciclo dell’umore”. XIX Congresso Nazionale SIN (Società Italiana di Neonatologia) – Firenze, 28-30 ottobre 2013 [POSTER]
- Cuttano A, Scaramuzzo RT, Gentile M, Sigali E, Ciantelli M, Boldrini A. La formazione in neonatologia sulla strada della simulazione ad alta fedeltà: proposta operativa per un network nazionale. XIX Congresso Nazionale SIN (Società Italiana di Neonatologia) – Firenze, 28-30 ottobre 2013 [POSTER]
- Scaramuzzo RT, Cuttano A, Ciantelli M, Gentile M, Ghirri P, Sigali E, Baldoli I, Cecchi F, Laschi C, Menciassi A, Tognarelli S, Dario P, Boldrini A. MERESSINA (MEchatronic REspiratory System SImulator for Neonatal Applications): a novel skill trainer for simulation in Neonatology. XIX Congresso Nazionale SIN (Società Italiana di Neonatologia) – Firenze, 28-30 ottobre 2013 [COMUNICAZIONE ORALE]
Tesi di laurea
- Tesi di laurea specialistica in Ingegneria Biomedica, Università di Pisa, sessione di dicembre 2012 – Progettazione e caratterizzazione di un sistema di attuazione innovativa nell’ambito della ventilazione artificiale. Candidato: Linda Deri, Relatore: Prof. Menciassi Arianna, Correlatori: Prof. Cecilia Laschi e PhD Selene Tognarelli
- Tesi di laurea specialistica in Ingegneria Biomedica, Università di Pisa, sessione di dicembre 2013 – Simulatore di polmone neonatale pretermine basato su un modello a 5 lobi e sua validazione con personale medico. Candidato: Roberta Muolo, Relatore: Prof. Cecilia Laschi, Correlatore: Prof. Arianna Menciassi
Premature Anne
I primi 10 minuti sono critici per un neonato pretermine. Quando insorgono delle complicazioni, i fornitori di assistenza sanitaria devono essere preparati a offrire un’assistenza di qualità. Il manichino pretermine è progettato per preparare gli assistenti sanitari tramite esperienze realistiche per aiutare a salvare queste piccole vite.
Il Centro ha a disposizione un simulatore “Premature Anne” per la formazione degli studenti sulle situazioni critiche di nascite pretermine.
Simulatore pretermine ha caratteristiche importanti per la corretta formazione in simulazione.
- Neonato pretermine proporzionato realisticamente
- Le vie aeree anatomicamente precise sono progettate per la formazione sulla gestione delle vie aeree e includono il posizionamento di un tubo ET
- Il manichino è estremamente portatile e consente l’utilizzo in più impostazioni cliniche e in scenari in cui è necessario il trasporto
Newborn Anne
I manichini NewBorn Anne sono essenziali nella formazione delle situazioni di emergenza, e grazie alla loro anatomia realistica permettono di simulare l'intubazione per la rianimazione cardio-respiratoria. Il Centro Nina è dotato di 6 esemplari di questo simulatore, per garantire la formazione di più persone durante i corsi organizzati.
Caratteristiche delle vie aeree
- Posizionamento del neonato per simulare l’apertura delle vie aeree attraverso l’iperestensione del capo, sublussazione della mandibola o sollevamento del mento
- Ventilazione a Pressione Positiva (con pallone rianimatore, rianimatore T-Piece resuscitator o pallone di anestesia)
- Intubazione con tubo ET
- inserimento LMA
- inserimento tubo orogastrico
- distensione dello stomaco (quando il tubo ET non è in posizione corretta)
- aspirazione (delle narici, nasofaringe, orofaringe, esofago e polmoni via tubo ET) – I fluidi non dovrebbero essere introdotti nelle vie aeree
- modulo per la rimozione mediante aspirazione del meconio
Caratteristiche respiratorie
- Sollevamento del torace bilaterale e unilaterale in seguito a ventilazione meccanica (con possibilità di intubazione del solo bronco destro)
- Pneumotorace – Toracentesi medio ascellare sinistra con ago (pneumotorace)
Caratteristiche Cardiache
- Compressioni manuali del torace alla profondità (1/3 AP) e forza corrette
Caratteristiche Circolatorie
- Polso ombelicale manuale
Accesso vascolare
- Accesso attraverso la vena/arteria ombelicale mediante un ombelico appositamente brevettato
- Accesso intraosseo in entrambe le gambe, tuberosità tibiale e malleolo mediale
Altre carattersitiche
- Articolazione completa












