Era un normale turno in PS quando il medico specializzando viene chiamato dalla Shock room in quanto un lattantino aveva presentato difficoltà respiratoria severa. Dal momento che il medico di guardia stava prestando le cure ad un altro bambino, lo specializzando avanza verso la stanza rossa e al suo arrivo gli sembra di entrare esattamente all’interno di una delle stanze di simulazione in cui ha speso tanto tempo. Si avvicina al lattante, riconosce istantaneamente che il piccolo era in distress respiratorio severo e presta le cure iniziali di base e successivamente le avanzate, guidando la circostanza nei panni sia di colui che deve agire (somministrando ossigeno e farmaci) ma anche da Team Leader. Riconosciuto e risolto lo scenario, quello che viene descritto dallo specializzando è di aver rivissuto una scena già nota, grazie alla simulazione ad alta fedeltà, come un dejà vu e che l’aveva gestito con tranquillità emotiva perché non aveva realmente apprezzato la differenza tra quel bambino vero ed un manichino.

La simulazione ad alta fedeltà rappresenta un potentissimo mezzo didattico e valutativo. Il centro NINA da anni ormai si dedica alla simulazione in ambito medico, con il supporto di diverse figure professionali non sanitarie, per rendere l’esperienza della simulazione sempre più reale.

L’esperienza descritta ci mostra come l’esperienza è sempre fondamentale, ed un momento di distrazione può essere in certe situazioni fatale. 

Abbiamo ricontattato lo specializzando e le persone presenti e ci siamo fatti descrivere la vicenda cercando di raccogliere ogni particolare, clinico e non, e abbiamo ricreato quello stesso evento nel nostro centro di simulazione, ripetendo così una scena vissuta nella realtà: il nostro obiettivo è migliorarci!

Ripetendo lo scenario già vissuto, lo specializzando si è reso conto di quanto l’impatto emotivo si sia effettivamente manifestato in maniera quasi equipollente durante la simulazione e soprattutto, grazie alle riprese esterne è stato in grado di osservarsi ed essere osservato, al fine di trovare dei punti critici che potevano essere corretti e migliorati.

Dopo il debriefing è stato riavviato lo scenario, ripetuto nuovamente per riuscire a salvare il piccolo con il minore numero di errori possibili.

Terminata la giornata quello che è rimasto è la sensazione di aver accresciuto il proprio bagaglio culturale, di aver rivissuto una esperienza di cui si era già particolarmente soddisfatti ed essersi migliorati, sapendo che in un futuro, qualora dovesse ricapitare, il lattante non si potrebbe trovare in mani migliori.