Il gesto amorevole di un’infermiera, un momento di “cura”, seppur blindato da una mascherina chirurgica, resta inalterato, mentre il resto del mondo intorno a noi è destinato probabilmente a cambiare. La lontananza e la segregazione fisica volontaria dei nostri giorni può trovare, se vogliamo, risposte nella tecnologia. La strada della tecnologia al servizio della medicina è lunga.

Il telefono con il filo, mezzo di infinite chiacchierate tra fidanzati, e strumento di consulenze e per inviare risposte di esami via fax. Trent’anni fa divenne anche il mezzo per trasferire gli elettrocardiogrammi dalla casa dei pazienti allo studio degli specialisti. Poi il telefono ha perso il filo ed è diventato nei decenni una smartphone, con la potenza dei chip superiore a quella dei computer delle prime sonde spaziali. Possibilità di inviare immagini, video, sms ed email. Recapitare informazioni utili per la ricettazione dematerializzata diretta alle farmacie. La possibilità di videoconsulti, con Skype o altro software dedicato, di videoconferenze dove la presenza fisica viene delocalizzata.Lo sviluppo tecnologico delle reti digitali e dei cloud ha permesso e permettere, con il 5G, cose inimmaginabili per la domotica, i trasporti e il lavoro a distanza.

Passi da giganti anche per l’assistenza a distanza. Nasce una vera e propria Sanità digitale. Lo sviluppo degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale ci permetterà sempre di più le informazioni incrementali, le banche dati con i loro “Big Data”, utili a fare modelli di comprensione e modelli predittivi. Possibilità con la miniaturizzazione di archiviare in un chip la cartella sanitaria individuabile, fruibile ovunque e strumento per evitare esami ridondanti e dare un filo conduttore alla storia clinica dei pazienti. Sistemi per interventi chirurgici a distanza come il “Da Vinci” che migliorano anche la connettività degli specialisti. Sensori indossabili che permettono il monitoraggio continuo di soggetti con patologie varie. Sistemi di monitoraggio a distanza con cui misurare pressioni arteriose, ECG, peso, glicemia e temperatura. L’utilizzo di device, come i videolaringoscopi, sempre più performanti, rendono attività specialistiche come l’intubazione orotracheale, procedure più facili e condivise.

Tutto questo fino allo sviluppo dei robot per uso medicale che, come un medico vero e proprio, girano in corsia in modo autonomo e/o guidato. Un medico a distanza che può interloquire magari con un paziente, magari infetto. Può veicolare immagini fisiche o diagnostiche, attuare rilevazioni o procedere alla somministrazione di farmaci. Tutta questa tecnologia è fruibile in maniera tutoriale, attraverso se stessa, senza l’aggiunta di altri sistemi. Oggi siamo nel mezzo di una pandemia. Le domande che ci poniamo in questi giorni, all’apparenza senza ritorno, ci devono rapidamente portare a considerare la necessità di un ulteriore rapido balzo avanti tecnologico. Ma ancor prima devono indurre a migliorare la percezione e la voglia di quell’enhancement culturale che ci permetteranno probabilmente, con la condivisione dei più, a sconfiggere questo male dei nostri giorni.

Dott. Armando Cuttano